Vela & ..."la casa sul lago"(psyco-noir di fine estate)

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La casa sul lago è gestita da zia Ste, una donna di larghe vedute. 

Riga in mezzo, capelli sulle spalle, ben suddivisi in due  lisce bande, di un bel colore castano,  con solo qualche filo grigio.

Nella casa  le domande sono bandite e i luoghi comuni pure. Lei stabilisce le regole generali ma poi non controlla mai, non ti sta addosso. Si aspetta che tutti gli ospiti facciano del loro meglio e loro,  per rispetto della zia, lo fanno.  Zia Ste ti valuta con un solo sguardo. I suoi occhi verdi, ravvivati da lampi castani,  sembrano lettori di un codice a barre: ti da una rapida occhiata  e sa già quali guai potrai portare. 

Lei dice di sapere sempre chi ha in casa, non include e non esclude. Ti lascia libero.  Il suo è  una sorta di ostello per velisti-bikers.

 

La casa di zia Ste è sul lago.

 

I laghi sembrano una cosa misteriosa. Invece sono come le persone e le case. I laghi cambiano colore con il vento, le case chiudono, le persone dicono basta.

Entriamo in casa da zia Ste per toglierci dal freddo e dall’umido del lago e ci interessiamo alle persone per lo stesso poco nobile motivo: cercare delle risposte, risposte sottointese e roba che arriva da lontano.

 

E’ solo questione di storie.

 

Ma a casa di zia Ste nessuno chiede. Se ti va di raccontare, racconti. 

Così in quella casa qualcuno ha aspettato un amore da consumare quella notte e altri un amore che una vita non basti a consumare. Alcuni la consacrazione a velista e altri la coscienza di non essere affatto nati per combattere con il vento e l’acqua.

 

Ricordo quella volta che stavo camminando sul lungo lago deserto.

 

Una leggera brezza arrivava dritta dall’acqua, nascosta nel buio lì sotto, alla fine del prato. Non  vedevo il lago ma ne potevo sentire l’umido respiro. Un odore fresco e pungente che mi faceva immaginare l’acqua fredda e scagliosa e scura muoversi nell’oscurità appena sotto la riva. 

Poi vidi la casa.

La casa di zia Ste.

Solida, imponente, con le luci accese e le numerose finestre illuminate distribuite sulle tre facciate tra torrente,  lago e prato. Una visione così inaspettata e  improvvisa da sembrare irreale su quella strada buia e deserta.

Ricordo il vento fresco tra i capelli.

Caldo odore di cibo in cottura  si diffondevano a qualche distanza.

Ricordo:  ho visto le luci farsi scintillanti, ho sentito la testa che mi si appesantiva e la vista che  si abbassava.

Mi dovevo fermare per la notte.

 

E fu così che la vidi là sul portone

e  sentii la campana della chiesa suonare.

Poi lei accese una candela

mi fece strada.

Dalle finestre spalancate l’aria del lago entrava e spazzava di continuo la casa, sempre fresca, sempre in movimento.

Le stanze,  con i serramenti di un indescrivibile celeste e i nomi dei venti incisi su targhe d’oro appese sopra gli stipiti. Tutti arrivavano perdendo qualcosa e portandosi via qualcosa.

E quelle voci continuano ancora a chiamare da lontano

e ti svegliano nel cuore della notte per sentir dire benvenuto alla casa sul lago

un così bel posto, con belle facce .

 

E zia Ste  ha tanti ragazzi che chiama amici

E che ballano nel cortile

… dolce sudore estivo

alcuni ballano per ricordare

altri per dimenticare

 

specchi sul soffitto,  Bellini rosa nel ghiaccio,  siamo tutti prigionieri qui dei nostri vizi e nella casa di zia Ste ci riuniamo per la festa. E siamo  tutti lì con i nostri coltelli appuntiti…ma non possiamo uccidere la bestia.

 

E l’ultima cosa che ricordo è che stavo scappando via, verso la porta, verso il lago.

 dovevo ritrovare il passaggio da cui ero entrato per tornare al  luogo da dove ero venuto.

Rilassati,  disse  zia Ste:

Puoi uscire quando vuoi ma non te ne potrai  mai andare veramente da qui.