1024990
Oggi
Ieri
Questa Settimana
Questo Mese
Ultimo Mese
Tutti Giorni
553
686
4128
7898
31360
1024990

Your IP: 54.90.185.120
Server Time: 2018-11-18 22:26:12

Ci  siamo cercati, aspettati, rincorsi e alla fine trovati! Tu (vento da nord) ed io!

E’ sempre così nei giorni di vento da nord… prima si litiga un po’, non ci si sopporta e poi si finisce sempre con il fare pace.

 

Succede nei giorni di vento da nord,

quando sei lontano dal lago … lo percepisci appena

scuote le cime più alte degli alberi…

ogni tanto una folata si intrufola irriverente, crea un po’ di disordine lungo la via, fa il girotondo con i cespugli bassi in giardino,lancia lontano foglie e carte che trova abbandonate e … sparisce.

Ma guardi il cielo blu genziana e non vi sono dubbi, lo sai, oggi soffia vento da nord e laggiù, da qualche parte, è anche forte.

 

Lontano dal lago, percepite a terra,  le improvvise incursioni del vento da nord, sotto forma di raffiche intense con direzione variabili sono molto fastidiose. Ti colpiscono quando meno te lo aspetti, sollevano oggetti, rovesciano sedie da giardino, strappano via il bucato, rubano i cappelli, ti schiaffeggiano viso e la  chioma con ruvide carezze. E’ irritante ed inaffidabile. Urta i nervi e a molti provoca il mal di testa. Foglie secche, spazzatura varia e piccoli oggetti diventano il suo esercito e lui lo gestisce con inconsulti assalti lanciati verso gli spazi aperti.

 

Non ti da tregua e tu  sai che ti sta chiamando e  che non vedi l’ora di andarlo ad incontrare nel posto più adatto.

Sul lago.

Al circolo velico.

Arrivi sulla terrazza, scendi alla spiaggetta e finalmente vedi il nord distendersi lì davanti ai tuoi occhi. Forma ordinati treni ondosi con la crestina bianca, riorganizza  il lago creando perfette milizie di onde che avanzano disciplinate e serie.

Ecco il posto giusto dove stare insieme!

Lui ha spazio sufficiente per giocare. Tu sei lì solo per lui, per incontrarlo, sei ben coperto e preparato e non provi fastidio ai suoi assalti. Armare la barca con lui intorno è un divertimento nuovo. Una sfida sempre diversa.

Le cose sono sempre più complicate. Tutto fa più resistenza. Le vele ti schiaffeggiano con violenza, le scotte sbattono contro lo scafo.

E’ lì vivo e presente e ti sfida. (e un po’ ti prende in giro…). Gioca con tutto ciò che lasci incustodito, non ben rizzato, non ben annodato: si fa beffe della tua capacità di gestire la situazione.

Armare diventa eccitante:  prelude ad uno scontro.

Nulla è più come solitamente era: la normalità viene abolita!

Anche il semplice uscire dalla spiaggetta è un’impresa.

Devi desistere.

Stai lì ritto, davanti a lui, lo fronteggi fissando le catene montuose all’orizzonte dal quale si sta lanciando a tutta velocità verso di te… misuri l’intensità delle raffiche usando la forza che senti sul viso e sulle guance…inspiri a pieni polmoni. L’aria fredda e ossigenante penetra in profondità nel petto. E’ una sensazione inebriante, stimolante, che scuote ogni tua fibra, facendoti sentire vivo.

Ti concedi una piccola gita. La necessità di controllare l’ormeggio ti spinge a raggiungere il Golif ormeggiato alla sua boa, in posizione avanzata nel piccolo golfo del circolo.

Il golif cavalca le onde del nord come un purosangue, il vento fa vibrare il suo scafo e fischiare le sartie. Tutta l’opera morta sembra percorsa da una nuova energia. Punta la prua caparbio nel cuore del vento e sembra chiedere con tutte le sue forze di essere lasciato libero, di poter prendere il largo.

Salire a bordo, sedersi ai piedi dell'albero,  a pochi metri da tutto quel rutilante mondo di vento e acqua e schiuma e sentirsi prendere dal fascino degli elementi, provare un acuto desiderio di dare vela e buttarsi nella mischia sono una sola cosa.

Quello che prima appariva disordine ora sembra ordine, quello che prima sembrava energia cinetica malamente e inutilmente dispera dagli elementi ora appare affascinante forza propulsiva. Il Golif si impenna e scarta con insistenza: sono io quello giusto, io ho tutto quello che occorre per governare questo caos… io sono pronto, lo sono da sempre…andiamo!!!

E ti sembra già di vivere quel meraviglioso momento in cui le vele issate cessano di sbattere, quando fiocco e randa cazzate il giusto iniziano a portare trasportandoti in un mondo di silenzio e suoni naturali, piacevoli. Via dall’ormeggio, scivoli dentro una bolina veloce e intensa. Il Golif sbanda,  la scia ribolle, le vele si tendono, il vento le afferra, il timone trasforma tutta quella forza in una direzione e il Golif è libero e fa ciò che sa fare meglio di tutto: inizia a navigare.

 

No, oggi non si esce!

 

Giornata tipicamente decembrina oggi… nuvole basse, una pioggia sottile sottile riga il paesaggio, accompagnata qua e là da qualche cristallo di neve che subito si scioglie cadendo al suolo.

Poi una schiarita, le nuvole si alzano, l’aria sembra espandersi sopra il lago e si percepisce nella nuova luminosità il sole nascosto dietro le nuvole.

Il grigio rimane però il colore dominate.

Grigio il cielo, color piombo fuso il lago, argentata e a scaglie la superficie accarezzata dalla breva, come trame di metallo diverso,  si vedono gli incroci dove il vento cambia o si intensifica;  anche il canneto e il prato della spiaggetta sembrano esser stati sciacquati in un tono di grigio che li ha infeltriti, compenetrati.

Le temperature non sono proprio freddissime ma quei 6,7 gradi del pomeriggio, senza sole e con l’umidità sembrano molto meno.

No, oggi non è giornata da uscire a vela!

Eppure, il segreto tarlo, il desiderio frustrato non si acquietano.

Non c’è meteo infausta che possa costituire un vero ostacolo.

Quando esplode il bisogno di uscire  a vela una sola cosa ti appare certa. Andrai al circolo. Armerai il laser ed uscirai. Senza se e senza ma.

Potrà esserci o non esserci vento, potrà esser lì lì per piovere, ma se rimane asciutto quel tanto che ti basta per armare sarà cosa fatta e tu te ne potrai andare, abbandonare la spiaggetta e prendere il largo.

E non ci sono parole, davvero non ci sono parole per descrivere la magia di queste “micro navigazioni!”

Sulla fredda, umida superficie argentea del lago. Aria fredda e vivificante ti accoglie. Inspiri profondamente. Senti quel respiro fresco penetrare in profondità nel petto, illuminare il cervello, portare energia ai muscoli.

Il paesaggio di sempre oggi ti appare nuovo e poco familiare. Il lago ha indossato la livrea invernale. Elegante nel suo grigio impeccabile,  lambisce le solite sponde  con acque ora fredde e gelide dal colore del ferro fuso. Un brivido di emozione… e un po’ di freddo. Ti allontani dalla riva. La scia risuona piano,  aprendo un solco argento nell’acqua.

Ascolti con gratitudine quel suono. Ringrazi per l’aria gelida che ti congela il naso e  rende le guance rigide.

E’ ancora possibile. Si può ancora fare vela. In questo lago, in questo silenzio di ghiaccio, su questa superficie lucida e tersa , spazio limpido,  sereno  e neutro pronto ad  accogliere le tue emozioni. Puoi lasciarle lì a galleggiare nel freddo e poi andartene prima che riescano a risalire a bordo!

Rientri nel crepuscolo che altro non è che un intenso color tortora che cancella ogni altro colore.

Sei fresco e leggero… forse ha lasciato là fuori tra le onde anche “ pollicino”  che non troverà le mollichine per tornare a casa, il sentiero è perduto, la scia cancellata, la barca spiaggiata ormai.

O forse sono  Hansel e Gretel che hai accompagnato laggiù, dove il movimento delle onde rende il lago di un unico colore,  lasciandoli alla ricerca della  casina di marzapane….

Libero!

A ciascuno la propria fiaba.

Loro là e tu qui, finalmente!

La casa sul lago è gestita da zia Ste, una donna di larghe vedute. 

Riga in mezzo, capelli sulle spalle, ben suddivisi in due  lisce bande, di un bel colore castano,  con solo qualche filo grigio.

Nella casa  le domande sono bandite e i luoghi comuni pure. Lei stabilisce le regole generali ma poi non controlla mai, non ti sta addosso. Si aspetta che tutti gli ospiti facciano del loro meglio e loro,  per rispetto della zia, lo fanno.  Zia Ste ti valuta con un solo sguardo. I suoi occhi verdi, ravvivati da lampi castani,  sembrano lettori di un codice a barre: ti da una rapida occhiata  e sa già quali guai potrai portare. 

Lei dice di sapere sempre chi ha in casa, non include e non esclude. Ti lascia libero.  Il suo è  una sorta di ostello per velisti-bikers.

 

La casa di zia Ste è sul lago.

 

I laghi sembrano una cosa misteriosa. Invece sono come le persone e le case. I laghi cambiano colore con il vento, le case chiudono, le persone dicono basta.

Entriamo in casa da zia Ste per toglierci dal freddo e dall’umido del lago e ci interessiamo alle persone per lo stesso poco nobile motivo: cercare delle risposte, risposte sottointese e roba che arriva da lontano.

 

E’ solo questione di storie.

 

Ma a casa di zia Ste nessuno chiede. Se ti va di raccontare, racconti. 

Così in quella casa qualcuno ha aspettato un amore da consumare quella notte e altri un amore che una vita non basti a consumare. Alcuni la consacrazione a velista e altri la coscienza di non essere affatto nati per combattere con il vento e l’acqua.

 

Ricordo quella volta che stavo camminando sul lungo lago deserto.

 

Una leggera brezza arrivava dritta dall’acqua, nascosta nel buio lì sotto, alla fine del prato. Non  vedevo il lago ma ne potevo sentire l’umido respiro. Un odore fresco e pungente che mi faceva immaginare l’acqua fredda e scagliosa e scura muoversi nell’oscurità appena sotto la riva. 

Poi vidi la casa.

La casa di zia Ste.

Solida, imponente, con le luci accese e le numerose finestre illuminate distribuite sulle tre facciate tra torrente,  lago e prato. Una visione così inaspettata e  improvvisa da sembrare irreale su quella strada buia e deserta.

Ricordo il vento fresco tra i capelli.

Caldo odore di cibo in cottura  si diffondevano a qualche distanza.

Ricordo:  ho visto le luci farsi scintillanti, ho sentito la testa che mi si appesantiva e la vista che  si abbassava.

Mi dovevo fermare per la notte.

 

E fu così che la vidi là sul portone

e  sentii la campana della chiesa suonare.

Poi lei accese una candela

mi fece strada.

Dalle finestre spalancate l’aria del lago entrava e spazzava di continuo la casa, sempre fresca, sempre in movimento.

Le stanze,  con i serramenti di un indescrivibile celeste e i nomi dei venti incisi su targhe d’oro appese sopra gli stipiti. Tutti arrivavano perdendo qualcosa e portandosi via qualcosa.

E quelle voci continuano ancora a chiamare da lontano

e ti svegliano nel cuore della notte per sentir dire benvenuto alla casa sul lago

un così bel posto, con belle facce .

 

E zia Ste  ha tanti ragazzi che chiama amici

E che ballano nel cortile

… dolce sudore estivo

alcuni ballano per ricordare

altri per dimenticare

 

specchi sul soffitto,  Bellini rosa nel ghiaccio,  siamo tutti prigionieri qui dei nostri vizi e nella casa di zia Ste ci riuniamo per la festa. E siamo  tutti lì con i nostri coltelli appuntiti…ma non possiamo uccidere la bestia.

 

E l’ultima cosa che ricordo è che stavo scappando via, verso la porta, verso il lago.

 dovevo ritrovare il passaggio da cui ero entrato per tornare al  luogo da dove ero venuto.

Rilassati,  disse  zia Ste:

Puoi uscire quando vuoi ma non te ne potrai  mai andare veramente da qui.